Interviste


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Cinque chiacchiere con...

Pasquale Ermio

 

1. Ciao Pasquale, e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Quando hai incontrato la Poesia?

 Prego, è per me motivo di gioia. Per capire quando è subentrato il fascino della poesia in me, ho dovuto fare mente locale e ripercorrere gli anni molto indietro. I primi impulsi partono certamente dall'età di poco più che bambino, quando a scuola ci proponevano lo studio, l'analisi e l'apprendimento mnemonico di poesie anche importanti. A ripensarci, fui colpito molto da "Pianto antico" di Giosuè Carducci, per vari motivi. Questa è una mia considerazione recente, in pratica contemporanea alla stesura del mio primo libro di poesia, Venti in versi, che tratta proprio la memoria delle emozioni. Ricordo, ad ogni modo, che le prime espressioni in versi risalgono al periodo di scuola media; ebbi una sensazione strana, di prima volta, di meraviglia e di benessere.

 

2. Hai da poco presentato il tuo ultimo libro "Come Eracle e Iolao". Un titolo interessante, ce ne parli?

 Il titolo del mio secondo libro riprende quello di una lirica scritta qualche anno fa ed è emblematico, facendo riferimento ai significati e alle analogie prese ad esempio, riscontrabili nella mitologia greca, in particolare le gesta dei due eroi, che sconfiggendo, con forza fisica e interiore, l'Idra di Lerna, un mostro a più teste, rappresentante il male nelle sue varie forme rigeneranti, diventano protagonisti del bene che, in ultimo, prevale. Anche questo libro segue quindi un percorso, che riconoscendo il male, cerca di superarlo attraverso la speranza, "forza e motivo di tutte le ripartenze", la saggezza, l'affido al sentimento più grande e universale dell'amore. La poesia è sintesi, quindi concentra idee, pensieri, emozioni, memorie, sogni, aspirazioni, che vanno ad ampliarsi nelle riflessioni che i versi suscitano. Numerosi sono i temi toccati, intersecati in sequenza fra loro, come le maglie, o meglio, le trame di un tessuto, che è quello della vita di tutti e di ciascuno, il vivere e le esperienze di ogni giorno, con le difficoltà e talvolta con lo scoramento da superare, ma anche e soprattutto con l'affido ad un credo, che faccia stare o riporti, ogni volta, a sentirsi bene interiormente e con gli altri. Quindi un libro che tratta, attraverso la poesia, del reale, che riconosce personaggi e vissuti, noti, come quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, o di Alfredino Rampi, o di Eduardo De Filippo, e persino di Napoleone, o che passano inosservati al clamore o all'interesse generale, "anonimi", ma portatori di tormenti, sentimenti e gioie del tutto simili o "uguali". Con la pubblicazione del libro sto sostenendo inoltre, con dei contributi personali, la ricerca scientifica A.I.R.C.

 

3. Prima ti abbiamo chiesto quando hai incontrato la poesia, nella tua vita. E invece, come avviene l'incontro di ogni giorno? Insomma, come nasce il processo creativo?

 Tutto dipende dalla ispirazione, che arriva improvvisa o col tempo, e che non si può mandare via, indietro. E' un impulso che nasce, che coinvolge e, persino stanca, ma che dà e lascia una soddisfazione interiore importante che, rileggendo, persino meraviglia il proprio io. Le poesie non nascono mai allo stesso modo, anzi seguono sentieri differenti prima di arrivare ad essere concluse. Soltanto quando la si sente "finita", immodificabile, una poesia può definirsi tale. Vorrei sottolineare che l'incontro con la poesia è, accade proprio ogni giorno, ogni attimo, anche se ci sono periodi molto lunghi in cui non si scrive, ma si mettono in memoria, tacitamente, sensazioni che ritornano prepotenti e che poi si riversano in genere su fogli. Sarebbe persino divertente raccontare delle forme, dei momenti spesso particolari e più strani, e degli spunti che suscitano le parole, i versi, le strofe, in un crescendo che trova sintesi, alla fine, nel titolo.

 

4. Quali pensi che siano, se ci sono, i limiti di chi scrive poesia oggi, e quali gli ostacoli?

Sui limiti personali è, ovviamente, impossibile dare giudizio, soprattutto per chi, come mio costume, non giudica mai. Il limite personale maggiore è la paura o il pudore di mostrarsi, di svelarsi nel più intimo, che ancora oggi c'è, esiste, è normale. Una riflessione più generale però vorrei farla e riguarda il coraggio e il desiderio di pubblicare le proprie poesie. Farei una distinzione tra pubblicazione e rendere edite le proprie poesie. Le difficoltà sorgono appunto nel secondo caso, quando si vuole realizzare un libro, ma non si tratta di ostacoli insormontabili, se alla base di tutto, come in ogni cosa, c'è un'idea da perseguire, un progetto da realizzare. Certamente, sotto tanti punti di vista, si rischia la non riuscita, che sfiducia, che fa pensare che non vale la pena esporsi, ma che riserva tante emozioni perché un libro è il mezzo più pratico, ma non l'unico, per portare la poesia verso tutti, e nel contempo è motivo, sostegno e scusante di consequenziali conoscenze e di relazioni sociali importanti. L'indifferenza verso la poesia in generale è il limite più grave, non soltanto per chi scrive, ma su questo ci sarebbe molto da analizzare e discutere.

 

5. Con quale poeta faresti quattro chiacchiere da amico, al bar?

 Beh, difficile dire; ognuno ha un suo fascino, sia nella poetica che nell'essere, ma dovendo, faccio uno "sforzo" a rispondere, "scegliendo" senza escludere. Del passato avrei voluto incontrare Neruda, come verifica e constatazione di un immaginario. Oggi, che è possibile e reale, ritenendo che è ben più importante riconoscere e apprezzare i "grandi" poeti nella loro contemporaneità, e non dopo, come spesso accade, farei quattro chiacchiere da amico, per il carisma che gli è proprio, con Carlos Sanchez, che ho già avuto modo e fortuna di conoscere di presenza, ma che ascolterei ancora e molto, volentieri.

 

Ringrazio di cuore per l'opportunità, che mi è stata data, di esprimermi, dando risposta alle cortesi domande di questa intervista.

 

Tonino Bergera

 

1. Da quando scrivi e cosa hai pubblicato fino ad ora?

Ho iniziato a scrivere praticamente di botto, senza mai prima aver messo su carta alcunché, nel febbraio del 1997, a 46 anni suonati. Frequentavo allora a Torino un Circolo Arci, l'"Anatra Zoppa", dove il lunedì sera a un certo punto, causa allarmante penuria di avventori, han finito per inventarsi il "Lunediparole": un autore forniva qualche giorno prima un po' di suoi testi e nel dopo-cena, con tanto di moderatore, si apriva un incontro con l'autore.
Leggi questo, leggi quell'altro, ascolta Tizio, contraddici Caio, impégolati con Sempronio, m'è nata prorompente la voglia (forse inconsciamente sopita da sempre...) di provare a buttar giù qualcosa a mia volta: partito e non ancora fermato.
Un paio d'anni dopo, "in progress", ho preso a scrivere anche in piemontese, assimilando a puntino le regole di scrittura, ma senza smettere con l'italiano: due "produzioni" affiancate.
Finora mi hanno pubblicato (per decisione loro): nel 2004 un volume con 120 sonetti in piemontese ("Gàbule sgavassà", ovvero "Elucubrazioni a sfogo", a cura dell'Associazione "Famija Canavzan-a" di Rivarolo Canavese, di cui sono socio) e due anni fa un libriccino con una trentina di composizioni, in italiano e piemontese, ad opera di Enrico Leandro, un caro amico ex-linotipista ora direttore di tipografia ad Aosta.

2. Ami la rima, la metrica, l'ironia. E' solo gusto personale o lo devia qualche autore?

Rima e metrica mi vengono naturali, spontanee, così pure l'ironia (e la simbiotica malinconia, spesso sottesa o velata o camuffata). È stato così da subito: non ho fatto altro che assecondare la "verve" così come fluiva, incanalandola con relativa facilità e costante piacere in ritmi e assonanze. Forse hanno giocato una loro parte reminiscenze scolastiche, ma certo unite a grande gusto per la cosa.
Ho letto molto poco per diletto, in compenso anche troppo per lavoro: lo spirito è nettamente diverso, ma la memoria appassionata, avida di parole, comunque assimila, trattiene, elabora... Da escludere, quindi, "deviazioni" autorali significative (uno di quei rari casi in cui l'ignoranza, forse, finisce per giovare...).

3. Il tuo mestiere (tipografo) ha in qualche modo influenzato la tua passione per la scrittura e la stampa, o invece è stata la tua passione che ti ha spinto a tale lavoro?

Ho appreso il mestiere di tipografo compositore, a partire dagli 11 anni, perché selezionato in base a "test" attitudinali. Di mio, da ragazzo - chissà perché... - avevo il pallino dell'elettrotecnica.
Ma lavorare quotidianamente con le parole - pur in funzione di mero esecutore, non creativo - non è escluso abbia potuto costituire nel mio caso (mica tutti i tipografi poetizzano...) un substrato propedeutico a favorire quanto accaduto in seguito.

4. Puoi portare a cena una poetessa: chi sceglieresti?

Wislawa Szymborska: umanità, introspezione intellettuale, arguzia, sintesi, eleganza espressiva... Serata memorabile!

5. La tua poesia (di rara bellezza) è esilarante. Il tuo sorriso  è realtà o  posa?

Rara bellezza, dici? Beh, la cura
io ce la metto tutta, e la premura.
La musica, misura per misura.
Il piglio, la fluenza, la struttura.
Curando i passi, si conquista altura.

Esilarante? L'ironia mi piace,
mi riconcilia al mondo, mi dà pace.
Non è una posa, ma sarei mendace
se vantassi sorriso pervicace:
succede a lui mi renda contumace.

Mariella Soldo


1. Da quando scrivi e cosa hai pubblicato fino ad ora?

Dare una data o un tempo alla nascita della scrittura può sembrare apparentemente facile, in realtà, stabilire quando la scrittura prende forma, si manifesta e soprattutto in quale modo (può essere un suono, un soffio, un colore o un semplice sguardo) è compito difficile. Nel mio ultimo libro ricorre spesso una frase - “Sono nata dalla poesia un giorno d’estate”-, quindi, si nasce nella/dalla poesia, senza saperlo, poi, all’improvviso, a un’età qualunque ( la mia illuminazione è iniziata a 12 anni), in un momento qualsiasi, si avverte l’esigenza di rendere materiale, attraverso il suono della parola, quel vortice silenzioso di emozioni e sentimenti che ti porti dentro. Fino ad ora ho pubblicato una raccolta di poesie, “Dipingere sull’acqua”(2004), e un antiromanzo “Nel nero profondo” (2009), ma anche poesie e racconti in varie antologie e riviste.

 

2. Scrivere oggi: quanto è difficile?

Non credo che la difficoltà della scrittura sia legata a un tempo, in questo caso al presente. La scrittura è sempre un problema personale, la difficoltà viene proprio da se stessi. Spesso si hanno pochi stimoli, soprattutto culturali, artistici. Si legge poco, così come si vive poco. La fantasia, la poesia, il sogno, non si cercano più nei libri. La monotonia della quotidianità ha preso il sopravvento. Ci saranno ancora persone in grado di immedesimarsi nei “soggetti del mondo”? Se la letteratura deve essere universale, allora occorre uscire dal proprio specchio, dal proprio gioco di narcisismo, e cercare di entrare negli specchi altrui, combattere con i loro demoni o percepire la loro bellezza. Oggi questo accade sempre meno. Diventa sempre più difficile elaborare qualcosa che riesca ad andare al di là del proprio io. Lo scrittore è simile a un attore: il suo palcoscenico è il foglio bianco, la sua voce l’inchiostro nero.

3. Quali sono gli intenti della tua poesia?

Nella scrittura (nella prosa come nella poesia) cerco principalmente l’armonia, la musicalità, il respiro, il battito del cuore, la bellezza. Seguo un percorso personale, fatto di continua ricerca, evoluzione. Se dovessi dare alla poesia, che mi accompagna dal 1994, un’immagine, sceglierei una spirale d’infinite sfumature.

4. Se tu fossi al tavolo di un bar, che poeta staresti aspettando e perché?

Sicuramente Arthur Rimbaud (anche se preferirei incontrare ogni giorno uno scrittore diverso). È il poeta che mi ha iniziato alla poesia, ma soprattutto alla libertà (come dimenticare i versi di “Sensazione”), perché senza di essa l’artista sarebbe costretto a interpretare qualcun altro che non sia se stesso: prima di essere artisti, bisogna essere uomini. È un processo doloroso ma allo stesso tempo il solo che possa restituirci la nostra unicità.

5. I tuoi progetti futuri?

La pubblicazione dei miei haiku tradotti in giapponese, accompagnati da immagini evocative di una giovane artista del Sol Levante. E poi, chissà…

 

Giovanni Peli

 

 1. Da quando scrivi e cosa hai pubblicato fino ad ora?

 Ho scritto la mia prima canzone in seconda media... Ho pubblicato tra il 95 e il 2002 su varie antologie e riviste a seguito di segnalazioni e premi. Ho pubblicato le raccolte INCOLORE SEMPLICEMENTE nel 95 e CRODA LE FOJE nel 98 per Montedit. Poi la mia raccolta di terzine INFORMAZIONI FIAMMANTI è stata inserita nell'antologia MECCANO di Arpanet a seguito di un concorso e la segnalazione di Aldo Nove. Nel 2008 ho pubblicato per Edizioni di Latta il poemetto IL PRINCIPE, IL BIBLIOTECARIO E LA DITTATURA DELLA FANTASIA. Ho pubblicato un testo teatrale in dialetto bresciano, BRESA DESQUARCIADA, è uscito un cd di musica contemoranea col mio testo IN MEMORIA DI PIER PAOLO PASOLINI e nel 2010 è uscito il mio primo EP cantautorale ufficiale, dopo anni di demo autopordotti, per Kandinsky Records... poi hanno rappresentato opere liriche col mio testo...

2. Musica e poesia: parallele che mai si incrociano o rette incidenti che producono vita?

Musica e poesia sono sempre correlate secondo me, la musica è un modo per mettere in scena un testo.

3. Nella tua poesia sono presenti temi ricorrenti o piccole ossessioni?

 

L'amore è il grande tema sviscerato, da lì si passa quasi sempre alla comunicazione più in generale, e da lì qualche volta si passa all'impegno politico e sociale. Un altro tema ricorrente è quello del passato, sia personale che di altre persone, della difficoltà della sua interpretazione e della difficoltà del distacco da vissuti propri e anche di altre persone. Molto spesso questi temi sono compresenti, anche un singolo verso o una singola parola possono caricarsi un tema o un'ossessione..

4. Se potessi invitare un poeta ad una festa sulla spiaggia, chi sarebbe e perché?.

Temo che tutti i miei poeti preferiti potrebbero cambiare umore da un momento all'altro e sarebbero in grado di rovinare una festa... Credo che alla fine inviterei Montale, così se tutti vanno in acqua senz'altro resteremmo a riva insieme! :)

5. Domanda difficile: cosa è poesia?

 

La poesia è una specie di malattia cronica e approssimandosi alla guarigione ci si avvicina a se stessi.

 

Ambra Dominici

 

1. Da quando scrivi e cosa hai pubblicato fino ad ora?

Scrivo praticamente da sempre. Ho cominciato con semplici rime, a piccoli passi utilizzando la scrittura come un rifugio e una rivincita sulle mie paure. Ero timida e scrivere mi servì molto. Pubblicai il mio libro "Dietro ai no-comment" nel 2007 per affermare la mia passione. E' stato un gesto simbolico un modo per tagliare con il passato e cominciare una vita nuova. Volevo mettere nero su bianco la mia tristezza, rivendicando ogni sentimento senza vergognarmi di nulla. E' stato il primo passo verso un tipo di poesia per me completamente nuova, un rituale di passaggio. Infatti chi legge le mie poesie oggi penso faccia fatica a riconoscermi nei versi di "Dietro ai no-comment".

2. La tua età: vantaggio o svantaggio?

Avendo iniziato a scrivere poesie molto presto, la mia età è stata di partenza un grosso svantaggio perché non ero presa sul serio. Anche dopo aver pubblicato il mio libro ho dovuto subire parecchie situazioni poco piacevoli per qualsiasi scrittore. Se sei una ragazzina, fai fatica ad importi con un ruolo "da adulto", ma sapevo di dover solo crescere. Ora, a 19 anni è sempre dura, ma ho dalla mia parte il fatto di essere finalmente maggiorenne, anche se per certi versi l'essere giovane, maggiorenne o meno, ti rende sempre un bocconcino prelibato per certi poco raccomandabili avvoltoi/editori, ma ciò che conta è non abboccare alle loro trappole, quindi a questo proposito lascio un consiglio ad ogni scrittore inesperto che stia leggendo: Non fatevi prendere in giro! Pretendete serietà e rispetto, assicuratevi che il vostro libro sia stato letto attentamente e chiedete sempre una valutazione (bella o brutta che sia perché sottoporre un'opera ad esame è un momento che permette anche di riconoscere i propri punti di debolezza e questo non è un male!!). Soprattutto diffidate degli editori che vi propongono pubblicazioni per denaro! Leggete bene i contratti e non firmateli senza averci pensato bene e chiedete, anzi, pretendete di vedere in faccia la persona che curerà la pubblicazione!!
Giovani sì, ma mica stupidi, mi raccomando!!

3. Se potessi passare una serata con un poeta, chi sarebbe e cosa fareste?

Una serata con un poeta? Beh ce ne sono tanti, ma credo che quello che amerei più conoscere è Leonard Cohen. Sento le sue parole e mi commuovo all'istante, mi ritrovo in perfetta armonia con il suo sentire. Avendo la possibilità di passare una serata con lui penso che non farei altro che fargli domande, sull'amore, sul suo modo di percepire il dolore, che cosa vede negli occhi della gente...insomma, non farei altro che rompergli le scatole tutto il tempo, ma penso che sarebbe proprio una bella serata (per me).

4. La tua poesia ha temi ricorrenti, e sai darti un perchè?

Ogni poeta ha i suoi chiodi fissi che in qualche modo, spesso e volentieri sono un po' la firma dell'autore. La natura, uno strano gioco tra luci e ombre e la percezione sono i miei temi ricorrenti. Non sono ovunque, ma direi che ho collezionato proprio un buon numero di poesie che toccano questi aspetti del mio pensiero. Attenzione, questo non significa che tutte le poesie dicano la stessa cosa o che siano tutte uguali. Si sceglie semplicemente il punto di vista con il quale guardare il mondo. Il tema è il filtro attraverso cui la realtà passa e il poeta si trova rivelato nelle sue paure, speranze, e ossessioni.
Io sono una ricercatrice. Non so darmi pace e scruto ogni panorama in cerca di me stessa perché credo che questo sia uno dei grandi misteri, uno di quelli che ci cresce dentro mentre viviamo: ma chi accidenti siamo? Le risposte però non cadono dall'alto, bisogna cercarle, così osservo e ogni volta, in ogni poesia, il paesaggio cambia e mi ritrovo diversa, con una nuova percezione delle cose...e poi c'è l'amore! Sono innamorata e come potrei non parlare d'amore? Come non parlare di lui, il paesaggio più bello dove trovo ogni volta i miei occhi quando li perdo in tristi presagi di solitudine e paura...

5. Come descriveresti il tuo rapporto con la poesia?

Il mio rapporto con la poesia è di amore e odio. Perché? Perché la poesia non ti dà pace, non trova quiete e ti sconvolge dentro senza chiederti il permesso. Scrivere è solo uno dei tanti modi possibili per cercare di gestire la poesia. La disponi lineare su un foglio e la rileggi mille volte cercando di capire che ti succede, poi chiedi agli altri di leggerti per capire se almeno loro lo sanno, ma hai solo una risposta diversa per ogni volta che ti leggi e per ogni persona che ti legge. La poesia è movimento, è un viaggio che non conosce sonno e per questo alle volte chiedi che ti dia tregua, che ti lasci a cuccia a far la guardia alle tue semplici illusioni come tutti vorrebbero, ma grazie al cielo la poesia esiste, anche se lascia così profondamente stanchi ogni volta.

2010

 Luigi Carlo Rocco

 

 

1. Ciao Carlo, ormai ti dedichi alla poesia da molti anni e hai ottenuto numerosi riconoscimenti letterari. Ci vuoi raccontare quando hai iniziato a scrivere e quanti libri hai pubblicato?

Ho cominciato a scrivere seguendo la trasmissione televisiva "Non è mai troppo tardi" rigorosamente in bianco e nero. C'era un bravissimo maestro e grazie a lui ho cominciato con la seconda elementare.
La mia prima poesia nasce in quel periodo,è impressa dietro un vetro. C'era anche mia nonna mentre inseguivo la pioggia e un carretto sul quale volevo salire sopra. "Se potessi cavarmela con meno" era il suo titolo, insieme ai primi perchè.
Nel luglio 1982 presso la Tipografia Guerra di Perugia nel mitico Corso Garibaldi nasce insieme al prof.Ambrogio Santambrogio "Negli occhi si ferma il mio battito" edizioni Bacco e Arianna. La prefazione è a cura del prof. Alessandro Campi che si chiede da subito:"...ma cosa hanno in comune?" "...Niente da fare...due mondi, due universi. O, più semplicemente due stelle dello stesso cielo, ma distanti anni luce...per concludere...con una possibile risposta: un comune pathos di generazione, quel feeling strano e particolare che unisce oltre ogni possibile divisione...". Studenti universitari di diverse parti d'Italia a Perugia.
La silloge "Perle nere sono i tuoi occhi" esce l' 11 luglio 2009 con la prefazione della prof.ssa Loredana Pietrafesa, edita da La Vallisa di Bari per la collana di poesie "L'airone" diretta dal prof.Daniele Giancane.
La chiamerò la mia storia, la mia narrazione, ci ho messo un po' di anni per scriverla perchè hai bisogno di tempo per raccogliere i pezzi che hai lasciato. Finchè non ti accorgi che è pronto per essere dato alle stampe e diventare un libro. Premi? Mi piace sempre ricordare lo sguardo dei giurati, c'era un sorriso particolare nei loro occhi, mi piace pensare ad un segreto da conservare.
"...Un libro che dedico agli affetti più cari, a chi ha voluto bene e a chi quell'amore non ha saputo vedere, per ogni ragione". Esattamente così, non mi sono sbagliato.


2. La tua poesia è pacata, equilibrata, asciutta. Nella fase creativa predomina l’impeto o un consapevole distacco?

Posso citare un fiume carsico che scorre nelle campagne o un rap tra gli scaffali? Pacato, equilibrato, asciutto...come un irrimediabile slancio che duri dalla notte al mattino e regali lo stesso sapore del mare. Se puoi vedere quel cielo nel buio e nella luce allora forse hai espresso qualcosa. Parlane.


3. Nella tua raccolta “Perle nere sono i tuoi occhi” l’amore è affrontato in tutti i suoi aspetti, dall’”Acerba passione” all’”Amore mancato”. Quanto c’è di autobiografico nella tua poesia?

Ti rispondo con l'incipit che è nel libro: "Non puoi scrivere di quello che ti è capitato ma se non ti fosse mai capitato di cosa scriveresti?". Se la vita, gli avvenimenti, le casualità offrono lo spunto, l'occasione, il pretesto, la cronaca...poi sono il sogno, la fantasia e la speranza oltre ogni ragionevole dubbio quelle che ti portano via.


4. Le tue poesie sono permeate di una musicalità discreta e non invasiva. E’ una scelta estetica per restare nella mente del lettore, in un’epoca di fugacità e freddezza comunicativa?

Vorrei scrivere la poesia con l'aiuto delle fiabe, della musica e dei silenzi. E' la combinazione dei suoni, la loro imperfezione e il silenzio che parla, forse è solo un baleno di luce. E' una scelta estetica, non è il messaggio, è il suono che si è fatto messaggio, sono gli altri che hanno parole che girano nel mondo. Un mondo fragile e confuso che vorrebbe parlare d'amore e si ritrova a vivere la guerra.


5. Con quale poeta ti siederesti a guardare il mare?

Guardare il mare, è difficile non essere soli.
In compagnia di Cesare Pavese e di Nazim Hikmet . Dopo aver gustato la compagnia leggono poesie di Wieslawa Szymborska.
Ma coloro che scrivono hanno sempre qualcosa da raccontare e talvolta mi piace ascoltare.

Santina Russo

1. Ciao Santina, e grazie per l’intervista che ci hai gentilmente concesso. Parliamo della tua silloge di poesie, dal titolo “Altri Tempi”, in cui tratteggi con delicatezza un mondo passato, fatto di cose semplici e sentimenti nobili. Come è nata l’esigenza di scrivere questo libro?

Ciao Barbara e grazie a te e all'associazione VIR - US per offrirmi questa opportunità . "Altri Tempi" è una raccolta di poesie che è nata per caso. Inizialmente non c'era in me l'idea di produrre una silloge, scrivevo poesie quando ne sentivo la necessità e nient'altro. Ad un certo punto, però, mi accorsi, anche con un pizzico di meraviglia, che quelle poesie avevano tutte qualcosa in comune tra di loro, che messe insieme potevano costituire una raccolta "a tema". Il filo conduttore è, appunto, il recupero dei valori del passato, delle tradizioni, la nostalgia di tempi in cui la natura era ancora intatta e pura, i sentimenti umani guidati da valori morali più profondi rispetto alla modernità.

 

2. La tua poesia è ricca di rime e di musicalità. Come nasce il processo creativo, che dall’ispirazione ti porta alla stesura delle liriche?

Tutto nasce d'istinto, scrivo di getto. Raramente mi è capitato di lasciare incompiuta una poesia ma quando vi ho rimesso mano non ho più saputo concluderla. Anche per le rime e la musicalità è così, tra le liriche c'è un sonetto (Natura morta) e devo dire che mi sono accorta alla fine di aver scritto un sonetto. Ovviamente non sono un genio e c'erano delle imperfezioni che ho modificato per adattare perfettamente i versi allo schema metrico del sonetto, ma la musicalità e le strofe sono venute fuori spontaneamente.

 

3. Le tue poesie nascono dalla nostalgia e dal ricordo, ma anche da racconti di vicende e atmosfere del passato non vissute personalmente.  Pensi che il fascino e il potere evocativo della poesia possano sensibilizzare le nuove generazioni verso epoche a loro così lontane?

Con queste poesie non ho intenzioni di insegnare niente a nessuno, ma solo di comunicare. Comunicare e condividere con chi legge le mie sensazioni, i ricordi dei racconti delle persone che quei tempi li hanno vissuti e le immaginazioni di chi, come me, non li ha vissuti ma li immagina  per alcuni aspetti migliori rispetto alla modernità, vinta dal consumismo, dall'apparenza e dalla ricerca dell'onnipotenza.

 

4. Sei un’insegnante di italiano alle scuole superiori e con il progetto La Biblioteca d’Oro promuovi la poesia e la letteratura italiana contemporanea. Tenendo conto dei riscontri provenienti dalla personale esperienza, credi che ci sia ancora un interesse per la poesia nel nostro paese?

Io penso che l'Italia sia la culla dell'arte letteraria, lo è sempre stata e per sempre lo sarà. Dall'esperienza personale con la Biblioteca d'Oro ho constatato che in Italia ci sono tantissimi validi autori che faticano ad emergere nel panorama letterario sempre più compromesso dall'editoria di alto livello. Per questo, nel mio piccolo cerco di dare voce agli autori  esordienti, auspicando per loro il raggiungimento di una certa notorietà. Del resto oggi è più facile, rispetto ai secoli precedenti, raggiungere il pubblico dei lettori attraverso l'utilizzo di sistemi non solo cartacei ma anche multimediali.

 

5. Con quale poeta, anche del passato, ti faresti una bella passeggiata in mezzo alla natura?

Che bella domanda! Per passeggiare in mezzo alla natura sceglierei Giovanni Pascoli che della natura apprezzava le piccole cose, i versetti degli animali, il rumore del vento, e li osservava con animo "fanciullino", con atteggiamento ingenuo. Credo che sia la giusta prospettiva per cogliere gli aspetti più autentici e abbandonarsi all'estasiante contemplazione della natura.

Grazie!

Grazie a te e all'associazione poetica VIR - US

 

 

Stefano Leoni

1.Quando hai inziato a scrivere e cosa hai scritto fino ad ora?

Mi piace ricordare che la prima volta nella quale scrissi qualcosa che voleva assomigliare ad una poesia avevo circa 9 anni. Da quel momento non ho più smesso di scrivere parole per sottolineare idee, stati d’animo, visioni. Molto devo ai professori che ho avuto la fortuna di avere come insegnanti a scuola, in particolare a Vero Stoppioni alle medie inferiori e poi al grande incontro con Andrea Brigliadori al Liceo. La scrittura però è rimasta una abitudine abbastanza privata per decenni, salvo sporadici episodi e piccole pubblicazioni in riviste locali, e solo oltre i 40 anni di età ho pensato che era giunto il tempo per pubblicare qualcosa. Anche in questo caso è stato l’incontro con persone a stimolarmi: oltre ad Andrea Brigliadori (che a distanza di tanto tempo ancora mi invitava a pubblicare), a mia moglie Marina Sassi, che dipinge e che è stata la mia vera ammiratrice e sostenitrice negli anni, è stato fondamentale incontrare fortuitamente Filippo Amadei e conseguentemente Matteo Zattoni, due giovani che hanno saputo trasmettermi la forza necessaria. Nel 2005 ho pubblicato “Ipotesi sottili” con l’editore Il Ponte Vecchio di Cesena. Da quel momento è nata una collaborazione stretta con altri amanti della parola poetica forlivesi che ha portato alla nascita di una associazione culturale, Poliedrica, che si adopera per la diffusione della poesia in particolare ma anche delle contaminazioni possibili con le altri arti. Diverse mie poesie sono state selezionate per la pubblicazione in antologie dell’editore Lietocolle (Il Segreto delle Fragole 2007, 2010, Stagioni, Verba Agrestia 2007, Rosso), dell’editore Fara (Pubblica con Noi 2008, Storie e Versi, Il silenzio della poesia), dell’editore Kolibris (Scrittura amorosa 2009), sono state citate un paio di volte sulla rubrica curata da Maurizio Cucchi su La Stampa, e hanno vinto o sono risultate finaliste in alcuni concorsi letterari. Nel 2008 è uscito per l’editore Lietocolle “Frane e frammenti”. Nel 2010 la casa editrice Kolibris, attraverso una giuria, ha selezionato una mia silloge per una pubblicazione gratuita ed è nata la raccolta "Basse Verticali".

2. Quanto tempo dedichi alla poesia, diviso tra famiglia, lavoro e il resto?

Purtroppo il tempo da dedicare alla poesia, che essendo momento di creazione necessita di un ambiente e di un clima adatti, non è molto. Gli impegni di lavoro e di famiglia consumano inevitabilmente molto spazio, anche se, poiché il poeta non è avulso dal resto, creano gli stimoli necessari al processo di costruzione dei testi. Normalmente scrivo nelle ore notturne ma può capitare che un viaggio in treno per lavoro, una pausa fra un impegno e l’altro, diventino occasione irrinunciabile per buttar giù qualche verso (il palmare diventa allora uno strumento importantissimo), qualcosa che poi con calma rileggerò, smusserò in tempi successivi.

Altro tempo da dedicare alla poesia è quello della lettura, soprattutto di autori contemporanei, maggiori o minori: è imprescindibile leggere gli altri autori. La lettura la spalmo su tempi più ampi, ho sempre testi di poesia con me e ogni spazio o occasione è buona per leggere.

 

3. Se dovessi rivolgere una domanda ad un poeta, che domanda faresti e che poeta sarebbe?

 

Non ho domande particolari da fare ad un poeta. La poesia è un bene primario, intendendo come tale la ricerca dell’armonia tra pensiero e parola (azione). Un bene che deve appartenere al mondo perché in mancanza si è assolutamente più poveri e soli. Al poeta chiedo di fare quello che fa, anche quando sembri inutile farlo, anche quando ogni legge che ci siamo fasullamente dati di opportunità e di guadagno non trovi rispondenza in quest’arte. Non so citare, perché ogni citazione sarebbe come togliere ad altri qualcosa, per cui affermo che ho conosciuto attraverso la lettura tanti autori capaci di commuovermi, di penetrarmi dentro e farmi migliore. E non sempre nomi universalmente riconosciuti. A questi poeti chiedo di continuare a donare.

 

4. Credi che la capacità di fare poesia sia innata o acquisita?

 

Credo che la capacità di scrivere poesia sia innata se la guardo da un punto di vista di sensibilità emotiva ed emozionale, ma  che  si acquisisca se dovessi parlare di capacità di fare buona produzione. Talento dunque, che ognuno possiede in qualche campo, capacità poi di alimentarlo, custodirlo, farlo crescere. La creazione artistica credo nasca da un processo complesso che miscela formazione (familiare, scolastica, culturale, di relazione sociale, amicale) con le proprie ossessioni, scaturendo in una visione dell’esistenza o di suoi particolari aspetti. A queste premesse deve seguire l’umiltà del confronto, dell’imparare, del crederci.

 

5. Quali sono le tematiche fondamentali della tua produzione?

 

Le mie tematiche credo siano di ampio respiro. I tre testi pubblicati sottolineano come mi piaccia indagare tematiche e linguaggi diversi. Da un intimismo in qualche modo ermetico, a un filosofeggiare sui grandi temi esistenziali, fino ad una certa crudezza di sguardo sul sociale. In realtà credo che il filo conduttore sia la centralità del sé come terreno dove far nascere e crescere una visione del mondo. Anche il tema sociale non può prescindere dai comportamenti e dai pensieri che si sono radicati al centro di ognuno di noi. Mi piace indugiare sull’inevitabilità, sulla brevità ma anche accorgermi che c’è sempre uno spazio possibile per l’oltre, che c’è una piccola vita di cose anche semplici (e non per questo di poca importanza) ma che ci sono anche equilibri universali. Spesso nei miei scritti c’è carne, corpo, che è un modo per celebrare l’esperienza terrena e cercarne di comprendere la complessità, curioso e rispettoso delle diversità che ne derivano. Non scrivo apertamente d’amore, inteso come elogio palese del rapporto sentimentale, cerco però di individuarne una trasversalità, consapevole che si tratti di traccia portante. Spesso descrivo il non raggiunto, il limite, l’incompiuto, l’inarrivabile, la parzialità del nostro vero  e il sogno come possibile rattoppo e che diviene non meno verità rispetto ai  fatti. Cerco di combattere nel mio piccolo l’arroganza delle certezze, la non tolleranza, la stupida accettazione supina, l’eccessivo subordine ai beni materiali.

 

 

 

Rita Pacilio

1. Quando hai iniziato a scrivere e cosa hai scritto fino ad ora?

Rita Pacilio in Poesia nasce con me, da sempre. Ho scritto le mie prime ‘frasi poetiche’ a sei anni, quando ho cominciato a prendere la penna in mano. Ho avuto la fortuna di avere una Maestra, Maria Tortono, che fosse un Poeta. E’ stata lei, la prima, ad accorgersi del mio talento poetico. Sono stata fortunata da subito: lei mi ha seguita e mi ha indicato le letture da prendere come riferimento per la mia crescita personale. Ho cominciato a leggere Roberto Piumini, Ada Negri, Edmondo De Amicis, per passare immediatamente a Palazzeschi, Bukowski. Partecipavo ai Premi di Poesia indetti dalla scuola e quando avevo consensi e riconoscimenti la mia Maestra ne gioiva come fosse un Premio tutto per lei. La sofferenza con cui la vita mi ha messo in contatto prestissimo (avevo solo 9 anni quando morì il mio caro papà) è stata la mia seconda maestra. Intraprendere un cammino di solitudine affettiva e di confronto quotidiano con le difficoltà mi ha affinata e modellata non solo nel carattere e nella sfera emozionale ma anche nella scrittura e nella comunicazione con il mondo. Il mondo è diventato il mio interlocutore preferito: il mio ‘tu’ a cui rivolgere le innumerevoli domande e i miei ‘sentiti’ che diventavano sempre più profondi e consapevoli. Ho scritto di me e del mondo da sempre per sentirmi libera, così, di ridimensionare il dolore cambiando la prospettiva delle cose. Libera di catturare i momenti imprimendoli nelle pagine scritte dove prendono forma i pensieri. Ho scelto un percorso di studi, la Sociologia e la Psicologia sociale, che mi permettesse di fare tutto questo, che mi desse la possibilità di vivere l’altro da me come uno specchio per poterlo esplorare e che mi riflettesse i mondi plurimi che mi appartenevano. La musicalità delle scienze sociali, il ritmo delle regole e delle norme dei contesti, le armonie dei rapporti intimi e interattivi e le melodie delle affinità comunicative relazionali sono le stesse tre variabili che la Poesia e la Musica contemplano e intorno a cui si muovono. Non sono mai stata capace di scinderle. Mi sono occupata di interazione e comunicazione sociale e per la stesura di argomentazioni sulla ‘Famiglia’ nei ‘Quaderni di ricerca dell’Università’ ho elaborato alcune mie considerazioni sociologiche. Ho pubblicato i seguenti volumi di poesia: “Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”- Edizioni Scientifiche Italiane (anno 2003); “Tu che mi nutri di Amore Immenso” – Nicola Calabria Editore (anno 2005); “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare” – Nicola Calabria Editore (anno 2005); “Ciliegio Forestiero” – Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2006); “Tra sbarre di tulipani” - Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2008 “Alle lumache di aprile” - Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2010 ).

 

La poesia Mettimi in rima è stata inserita nel poetico diario Il segreto delle fragole 2007 Lietocolle; Inghiottimi nella sera stanca è inserita nel poetico diario Il segreto delle fragole 2008 Lietocolle; Ho puntellato l’orlo della gonna e Eros e santità (scritta a quattro mani con Adelio Rigamonti) è inserita nell’Antologia Rosso 2010 Lietocolle; Sotto il salice è inserita nel poetico diario Il segreto delle fragole 2011 Lietocolle.

 

Molte liriche sono pubblicate in Antologie Poetiche Nazionali e vantano numerosi premi in concorsi letterari nazionali. E’ autrice, inoltre, di racconti erotici, racconti di carattere sociali e di letteratura per l’infanzia (filastrocche, fiabe, favole e quaderni operativi corredati da schede didattiche).

 

Tra sbarre di tulipani Lietocolle riceve la Menzione d'Onore con Medaglia per la Sezione Libro Edito - Poesia Premio Città di Bellizzi Sa anno 2010. 

 Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”- Edizioni Scientifiche Italiane (anno 2003) I Premio Concorso Nazionale di letteratura e poesia 'Calicantus' Patti – Messina.

 

Ho appena terminato di scrivere il mio primo romanzo poetico e mi sto guardando intorno per il suo inserimento nel mercato editoriale attuale.

 

2. Secondo te perchè molti pensano che la poesia sia morta? Tu mi sembri viva e vegeta...

 

A questa domanda, se mi permette, vorrei rispondeLe con una riflessione che ho fatto ad alta voce in seguito a interrogativi provocatori e suggestivi che il Maestro Giorgio Linguaglossa  aveva sollevato sul sito Lietocolle. L’argomento riguardava il rapporto tra l’italiano e i dialetti e la loro alienazione nel tempo. Trasferisco quella suggestione alla domanda altrettanto provocatoria che Lei mi pone in questo momento e parlando della morte della Poesia, in cui io non credo affatto, mi va di riportarle integralmente quella mia riflessione: (http://www.lietocolle.info/it/r_pacilio_in_risposta_a_linguaglossa_dialetto.html )

 

Rita Pacilio riflette ad alta voce dopo la lettura di

‘La questione del rapporto tra l'italiano e i dialetti' di Giorgio Linguaglossa

  Nel passato storico ritroviamo società che credevano che gli eventi e le vite ritornassero. Non c'era preoccupazione alcuna per l'avvenire sociale. I Greci, per esempio, sentivano il futuro come un prosieguo e non un cambiamento della condizione umana. Quando in Occidente trionfò il Cristianesimo, che prometteva una vita dopo la morte, ci fu una fortissima concentrazione sulla conquista dell''eternità ed un deconcentrarsi sull'avvenire della società. Solo con il progresso scientifico è avvenuto un ridimensionamento tra la ragione umana che cercava di dissolvere mali sociali e la coscienza religiosa e quotidiana (Yves Bonnefoy). Eppure nel quadro inquietante in cui oggi tutti siamo gli autori, parliamo di poesia e di rapporto tra la lingua e i dialetti o di dove va la poesia e se c'è una post poesia. E così perdiamo la fiducia nelle intuizioni soffermandoci sulla decifrazione di contenuti concettualizzabili in una condizione di differita. La Poesia è un continuo ritorno al reale (Y.B.) e ci restituisce il senso delle cose così come sono. Come un'antenna sensibile che registra le sequenze delle immagini allusive e fuorvianti. Si aprono vie tra le parole con le parole e gli usi imprudenti o saggi dei dialetti mettono in pratica l'ostinata volontà di suonare le esperienze della propria terra dove i sogni sono prigionieri. Il bisogno di generalizzare diventa a volte una spinta incontenibile e credo anche speculativa. Il pensiero poetico non può mettere le catene agli eccessi, anche minacciosi, dell'utilizzo dell'‘altro da noi'. La tensione è verso l'allontanamento dell'io dalla scintilla che porta al reale. La trappola è tesa. Può essere la post poesia a liberare l'uomo dall'inquietudine, o è essa stessa turbamento? Credete sia ingenuo l'interrogativo? Ormai è disprezzata l'evocazione del sogno e della sua verità. E la parola sottende ancora la pulsione e il soffio interiore? Incorono la lettura del mondo e coloro che lo guardano con gli occhi aperti. E tra trenta anni al Maestro dirò (anche se non sono un notaio) che le relazioni tra le materie sonore saranno identiche a quelle di oggi. Come la presa di coscienza e l'incapacità di staccarsi dall'attimo che fugge. Percezione questa suscettibile di essere sostituita o defraudata. (Rita Pacilio)

La Poesia non è morta e lo testimoniano le voci poetiche del nostro tempo che nonostante il difficile momento storico-economico-politico che stiamo vivendo, avvertono la necessità della pulsione e del soffio interiore per guardare e vivere completamente questo nostro mondo.

3. Con quale poeta faresti un bel pic-nic al parco?

Se potessi vorrei fare un bel pic nic nel parco con molti Poeti contemporanei che stimo molto, con Adelio Rigamonti per parlare tra un panino e l’altro, di tecnica poetica e di metrica; con Giorgio Linguaglossa (che oltre ad essere critico letterario lo ammiro anche come Poeta) per parlare di Poesia e Post – Poesia e di Poetica al femminile, di cui mi interesso ultimamente; con Annamaria Farabbi, Gianpaolo Mastropasqua, Lucia Pinto, Fabiano Alberghetti, non per ultimo il mio Editore–Poeta Michelangelo Camelliti.

 

Scelgo però per un picnic speciale l’Autore Claudio Moica che ho preferito avere accanto nella mia interazione poetica a quattro mani in un video ‘Volerti’ presente su youtube in cui le voci poetiche si alternano in una sequenza ritmica di emozionanti e suggestivi versi sfocianti in un dialogo poetico già strutturato in un percorso che è in programmazione Lietocolle per l’anno 2011. Poeta-Scrittore sardo Claudio Moica (1963) è nato in Sardegna. Ventenne si trasferisce a Firenze per poi tornare dopo circa vent’anni nella sua Isola d’origine. Fonda l’associazione culturale “Suergiu uniti nella cultura” di cui è Presidente e come Direttore Artistico organizza la “Fiera del libro del Sulcis-Iglesiente”. Affianca gli insegnanti delle Scuole Primarie nei laboratori di Scrittura Creativa. E’ stato Presidente di giuria e giurato in premi letterari nazionali. Nel 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli concede l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti socio-culturali.

 

Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: “Vertigini di vita”- Lampi di stampa (anno 2004); “Oltre lo sguardo” – Edizioni Il filo (anno 2005); “Angoli nascosti” – Edizioni Il Filo (anno 2008).

 

Vincitore di numerosi premi letterari nazionali nel 2005 la poesia “L’uomo nella torre” risulta finalista alla Biennale di Poesia a Venezia, recitata successivamente dall’attore Arnoldo Foà.

Molte liriche sono pubblicate in Antologie Poetiche Nazionali. Ha collaborato insieme a personaggi del mondo della cultura e politica nazionale alla stesura del libro patrocinato dalla Presidenza del Consiglio della Regione Sardegna “Canne al vento in ricordo di Grazia Deledda”. Su di lui sono apparsi svariati articoli su testate giornalistiche nazionali (“La Nazione” – “Radio corriere tv” – ecc.).

 

4. Com'è nata questa commistione tra poesia e musica e in cosa consiste?

Quando ero bambina ascoltavo musica classica. In casa di domenica era abitudine ascoltare in silenzio religioso le Quattro stagioni di Vivaldi. Quando arrivava la Primavera io cominciavo a ballare e sentivo nell’aria un profumo che mi inebriava. Sono diventata mamma giovanissima e il mio primo parto oltre alla gioia di un bel bimbo mi ha anche portato una malattia rarissima e un coma. Quando sono uscita dal coma ho avuto tanto tempo libero che ho dedicato all’ascolto della musica e la grande Billie Holiday è stata la mia amica di stanza. Mi ha tenuta compagnia per un lunghissimo tempo. Avevo in casa tutti i suoi dischi in vinile, quelli di Ella, di Amstrong, ma anche di Patitucci, di Miles Davis e tantissimi altri. Così ho imparato con lei a tenere un tempo diverso. Tutto quello che avevo studiato prima e cantato prima sembrava appartenesse ad un altro emisfero. Ero entrata in un’altra dimensione. Billie parlava un linguaggio nuovo. Me lo diceva mentre ritardava sulle armonie e mentre cambiava le melodie dei brani. Improvvisava con una voce che non usciva dalla gola ma dall’anima. Cominciai ad avere voglia di saperne di più. Mi aggrappai alla vita di nuovo. Gli accenti del jazz mi avevano fatto uscire dalla depressione del post coma. Volevo capire cosa mi stava facendo quella donna che nella voce aveva lo strazio del mondo e che mi stava salvando la vita. Avevo solo 27 anni. Billie Holiday non lo poteva sapere ma stava diventando la mia Prima Grande Maestra jazz. Non appena cominciavo a riprendermi, ho cercato di mettermi in contatto con le Scuole Private del Jazz Moderno qui nel Sud Italia. Ho conosciuto Paola Arnesano e Luigi Di leone a Bari che sono i maestri della Scuola Il Pentagramma a Bari dove ho studiato due anni. Poi sono passata alle masterclass e ai Laboratori tecnici di Calo Lomanto presso il Noir a Napoli e a quelle di Jay Clayton ed Eva Simontacchi e G. Mena a Novate Milanese. Ho perfino superato gli esami di ammissione al II livello del Conservatorio di Benevento Classe Jazz, ma poi mi sono ritirata per motivi familiari. A Milano condivido lezioni studio con Claudio Fasoli, con cui ormai è nata una collaborazione di lavoro che ci porterà alla splendida realizzazione del nostro primo album che a breve registreremo. Fasoli ha scritto molti brani per le mie poesie e così abbiamo realizzato un progetto che vorrei presentare prima della fine dell’anno. E’ nel 2006 che è nato ‘Jazz in versi’: Poesia e musica jazz: contaminazioni.

Si tratta di una proposta progettuale ideata e curata da me i cui accompagnamenti jazzistici, l’utilizzo delle improvvisazioni degli strumenti e l’educazione al suono tecnico, colto e raffinato creano la giusta atmosfera per parlare attraverso la poesia un linguaggio universale: l’emozione.

La scelta del repertorio è legata alla voglia di proiettare con immediatezza il senso profondo dell’esperienza umana e musicale della tradizione ormai consolidata del jazz moderno. C’è la sottile ricerca della poesia jazzistica capace di conciliare con arcana naturalezza swing e colloquialità di fraseggio, immaginazione musicale e intimità comunicativa. Carisma. La Poesia quindi si fonde con la musica e completa la mia esigenza emozionale di esprimermi attraverso le due forme d’arte che mi appartengono da sempre.

 

Ho partecipato a manifestazioni di settore come “Sannio Fest”, “Ceppaloni jazz e blues”, “Quattro notti e più…di luna piena” “Artisticamente parlando”, Festival jazz ‘Special event’ al Doria a Milano, “Festival jazz di Torre Gaia”, ‘Ore di jazz’ al Club jazz Charleston ad Avellino, Estate a Roma 2009: “Roman’s lungo il Tevere”, Festival Padova jazz 2009. Semifinalista Kantafestival 2009.

Ascolto Scheila Jordan, F. D’Andrea, Luca Aquino, Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Massimo Colombo, Anne Ducros, Roberta Gambarini, Diana Krall, Judy Niemack.

 

5. Il tuo scrivere segue delle regole e delle scelte precise?

 

Certo, la mia scrittura risente e ne è notevolmente influenzata, dalla lettura di Maestri, per me modelli di riferimento, e da Autori che percorrono con me il loro cammino poetico. Sono cresciuta dal confronto e dalla messa in discussione quotidiana del mio essere Artista ma soprattutto Persona. Ammiro le innumerevoli modalità di scrittura che ultimamente apprendo dai miei colleghi. Spesso sono severa nell’esprimere un mio modesto parere critico e mi sorprendo di ritrovare tanta presunzione e arroganza nella definizione dei propri elaborati espressivi. La Poesia è nobile e va salvaguardata, non sempre può essere tradita o maltrattata da chi vuole dire in poesia ma non ci riesce o non ci riesce completamente.

Avevo cominciato a scrivere utilizzando ‘il verso libero’ che avesse ritmo, melodia e armonia. Poi ho approfondito corsi di  ‘scrittura creativa’ seguendo anche un percorso professionale attraverso lo studio dei lavori teorici di Cristina Balzaretti. Ho modellato la mia poesia e sono entrata nel mondo dell’enecasillabo, grazie al Poeta-Maestro Adelio Rigamonti, e del posizionamento del verso in terzine o quartine. Mano a mano mi sono accorta che acquisivo un mio stile poetico che si è andato strutturando nel tempo senza che il mio studio lo impoverisse di originalità contenutistica. ‘I versi sono per lo più endecasillabi forti, ritmicamente evocativi, anche nella loro impurezza metrica. Il rifiuto sistematico della sinalefe nel computo delle sillabe, con un conseguente arretramento de­gli accenti, diventa, a mio avviso una sorta di firma stilistica dell'autrice’ (dalla prefazione di Adelio Rigamonti ‘Alle lumache di aprile’ Rita Pacilio – Lietocolle) . Adesso sono qui, certa di non essere arrivata ancora a lei ma consapevole di aver avuto la fortuna di avela conosciuta.

Da ‘Alle lumache di aprile – Lietocolle 2010 e da ‘L’ustione della poesia – Lietocolle 2010 la mia descrizione poetica del mio essere ‘ustionata’ dalla Poesia:

Così rievocavo le identità e gli irresistibili impeti sforzandomi di consolare il disincanto dell’apparenza della mia identità e dei ruoli degli altri.

Avevo sei anni, forse meno. Cominciai senza la penna in mano. Senza fogli.

Mi apparivano i doppi fondi delle cose e ne ero in balìa: non conoscevo ancora il modo per diventarne padrona.

Ancora adesso non lo conosco.

Sapevo di essere una dissonante intuizione ma quel ‘pensiero’ nascosto mi esplorava dall’alba di ogni giorno.

Mi confortava spiazzandomi tra paradossi e aforismi.

Mi faceva male a volte, mi possedeva da uomo.

Sentivo l’ingenua e pessima traduzione dell’oltre e cresceva.

Si dilatava.

Si moltiplicava.

Gli occhi spalancati hanno guardato gli eccessi dell’interiorità e sentivo che niente mi capitava invano. La responsabilità del controllo e del crollo del mio essere ha elevato i sensi.

Ogni cosa di me era in movimento.

Mi riparavo nelle rientranze della mano ma la sporgenza delle dita mi proiettava nell’aria in modo deciso e austero.

La trasgressione è diventata portatrice dell’ansia della banalità dei luoghi comuni. Così si è tracciata una strada che percorrevo da sola e pur sapendo di cancellare ogni passo, non tornavo mai indietro.

Sfumata, fluida, flessibile, spesso irresistibile, ambigua, appariscente.

Perversa e arresa.

Umile.

Persa.

Senza scampo.

Guardare nel buco dal buco qualcosa che non sapevo di avere.

Mi intrigava il fastidio, l’imbarazzo dell’etichettamento. Mi spiazzava l’indifferenza e rimuovevo il ‘tutto è possibile’. Sapeva che ero sua schiava: mi faceva indossare il velo e poi mi spogliava di fronte allo specchio.

Abitava negli aspetti essenziali della mia identità.

Dava vita a forme autentiche di reciprocità. Sapeva che non volevo la tolleranza, ma avevo bisogno di essere rispettata e compresa.

Accolta: una virtù come una forma di passaggio simmetrica scandalosa e pudica. L’immaginario fiabesco rappresentava la mia infanzia adattata al mutamento del personaggio che ero diventata.

Lei mi modellava.

Era quasi un incesto.

E non mi sentivo colpevole se mi stavo innamorando di lei e lei di me.

Un amore sparso nelle vene del polso destro, dove solo i segreti degli amanti possono mettere in scena l’affermazione del simbolismo del piacere.

Ho soddisfatto i bisogni della dipendenza per avere in cambio le poche cose che fanno stare bene.

Ho goduto il dolore presente nel ricordare la passione passata.

Ho lasciato mi violentasse il tormento irragionevole per assaporarne la saggezza solitaria. L’ho idealizzata.

L’ho battezzata dea.

Le ho lasciato il gusto di adottarmi come figlia.

Nessuno mi ha fatto domande diverse e non ero pronta al rifiuto: così la reazione di carne ha evitato i misteri ed ha accumulato giorno dopo giorno la testimonianza delle radici future.

Qualcuno mi ha chiamata ‘piantina di vetro’. Una luce di fuoco traspare. Lei lo sa.

Ha avuto il coraggio di promettermi che mi aspetta.

 

 

 

Federica Galetto

 

1. Quando hai iniziato a scrivere e cosa hai scritto fino ad ora?


Ho iniziato a scrivere quando ero ancora una bambina, inconsapevole di quello che sarebbe diventata in futuro questa attitudine. Ho scritto tanto per me stessa, per affinare la mia tecnica narrativa in principio, e per raccogliere la poesia che avevo dentro, dopo. Ho iniziato scrivendo racconti brevi e ricopiando testi di grandi autori classici come Virginia Woolf, Cechov, Katherine Mansfield; lo facevo per allenarmi al loro ritmo,al loro uso meraviglioso della parola. La scoperta di Shakespeare intorno ai 12 anni mi aprì un universo nuovo che non mi ha mai più abbandonato e scrivere Poesia fu poi un passo conseguente sebbene non immediato. Ero un “animale solitario”, scrivevo in solitudine e non mi interessava pubblicare; volevo diventare brava e mi allenavo in silenzio. Pubblicai nel 1993 un racconto con Mondadori, “La stanza di Giulia”, che arrivò tra i finalisti ad un Concorso indetto dall’editore. Con l’avvento di Internet iniziai a scrivere su siti letterari e la mia scrittura cominciò ad essere conosciuta da un pubblico più vasto. Ho scritto molto su Internet e sono presente in molti siti, blogs, antologie virtuali e cartacee in Italia e all’estero. Di recente un paio di miei racconti sono arrivati finalisti a concorsi letterari (Concorso Jane Austen e La vita in prosa indetto da Ivano Mugnaini) e altri sono stati pubblicati su Antologie della Perrone Editore, insieme a diverse Poesie. Sulla rivista inglese di Poesia “Decanto” di Elise Stewart è appena uscito il numero di agosto con una mia poesia pubblicata e un mio collage sulla cover. A fine luglio 2010 è uscita la mia prima raccolta di Poesia “Scorrono le cose controvento” edita da  Lietocolle.

2. Fai la traduttrice. Il lavoro che svolgi è utile anche alla tua produzione poetica?

 

 

 

Senza dubbio tradurre apre un ampio respiro su altre visioni della scrittura e del sentire la parola scritta. Traducendo si impara ad ascoltare la “voce” di un autore, ad apprezzarne la musica, a scoprire che dietro ogni verso o parola si nasconde un canto nuovo e unico. In conclusione si, direi che la traduzione è un importante strumento di comprensione e  di stimolo creativo.

3. Con quale poeta usciresti per una cena a lume di candela?

 

Credo uscirei a cena con John Keats se solo le sue preziose ossa fossero ancora disponibili. E con tante candele, non una sola.

 

 

 

  4. Cosa ritieni davvero fondamentale affinchè una poesia sia davvero poesia?

La Poesia deve possedere un corpo solido e strutturato. E bellezza intrinseca, gusto, raffinatezza, stile. Prediligo la poetica ricca di immagini, i versi che sanno scavare in profondità l’animo umano. Quando leggo buona Poesia i sensi si allertano e mi sento immediatamente parte di essa. Forma, stile, armonia, suono, bellezza sono elementi che insieme rendono una poesia una bella poesia, ma ciò che più è importante è il senso di appartenenza e di intima condivisione che i versi sanno trasmettere, al di là di tutto. Sono molto selettiva e credo che la Poesia sia una cosa seria, una forma d’Arte di altissimo valore e non mi piacciono le cose raffazzonate e spacciate per Poesia, le sperimentazioni bizzarre fini a se stesse, le cadute di stile e di gusto, la mancanza di struttura corposa e solida, l’utilizzo della parola che sfocia nell’esibizionismo o nell’autocelebrazione senza dire niente. Mi piace la ricercatezza, questo si, ma supportata dalla semplicità di visione del mondo e dallo scavo interiore profondo.

5. Sapresti riassumerci brevemente la tua poetica?

La mia poetica è uno scavo continuo, una incursione a 360 gradi dentro me stessa.

Quando scrivo io batto la parola, nel senso che ho desiderio di dominarla; in genere la mia poetica è il risultato di una lotta a mani nude, senza esclusione di colpi, e può quindi essere a tratti spigolosa; sa essere morbida e lieve solo mantenendo una nota di selvatichezza.

 

 

 Bruno Bartoletti


1. Caro Bruno, ormai ti dedichi alla poesia da molti anni e hai ottenuto numerosi riconoscimenti e ricevuto prestigiose note critiche. Ma quando hai iniziato a scrivere e quanti libri hai pubblicato?

 La poesia mi ha sempre accompagnato ed è stata una costante nella mia vita. I primi ricordi risalgono alla scuola media. Scrivevo allora dei sonetti. Conservo ancora quel quaderno con una copertina rossa che ogni tanto vado a rileggere. Credo che abbia influito moltissimo sulla mia formazione la morte di mio padre in miniera in Francia. Avevo allora 8 anni.

Non ho pubblicato molto, appena quattro libretti, l’ultimo in ordine di tempo è del 2005, Il tempo dell’attesa, edito da Il Ponte Vecchio, Cesena.


2. L’attenzione per l’attimo, anche passato, è una forte componente della tua poesia. Credi che attraverso la parola poetica si possano recuperare e restituire momenti di vita vissuta?

La poesia è sempre una rappresentazione e, nel momento in cui rappresenta, in qualche modo rivive e suscita emozioni. Credo di sì, non in senso reale, ma in senso allegorico, la poesia recupera e restituisce momenti di vita o, per usare parole di Mario Luzi, la poesia “ricuce il passato col presente”.


3. Tra il dato autobiografico, rappresentato dalle tue radici e dalle tue esperienze di vita, e l’universalità del sentire, dove si colloca la tua poesia?

 E’ molto autobiografica, purtroppo, e questo è un male, è un tentativo di rendere universale ciò che invece è troppo personale. Per questo preferisco parlare di versi o di tentativi di versi (la poesia naviga su altre sfere). Non mi considero un poeta. L’amica poetessa Beatrice Niccolai scrive: <<Affermava Faber in una intervista, quando gli fu chiesto perché non amasse essere definito "poeta" - che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie. Dopo i diciotto anni solo i cretini o i Poeti le scrivono. Visto che mi si definisce poetessa, preferisco definirmi "manovale di parole" per evitare di passare per cretina. Io che da sempre mi definisco "uno spazio vuoto in mezzo alle parole">>. Interessante questa definizione.  Il poeta è “un operaio di parole” e Fernando Pessoa / Alvaro De Campos, in una paginetta datata 9 aprile 1939, definisce la poesia <<come una forma di prosa con un ritmo artificiale>>. In questo senso credo che si debba lavorare molto sulle parole, sulla loro musicalità, sul ritmo. Non concepisco la poesia se non nella sua musica, nelle sue assonanze e nelle sue metafore. Il poeta vede e immagina realtà con occhi sempre diversi.

 4. Nella tua poesia la natura sembra essere una fonte di ispirazione. E’ più forte l’elemento contemplativo o la resa della fugacità dell’attimo?

La natura è il rispecchiamento dell’animo umano, non è mai un fine, non si esaurisce in una semplice descrizione, non è un puro elemento contemplativo, ma diventa strumento per uno stato d’animo, diventa essenza del tempo e del passare del tempo, attimo. Sarà l’età, ma si arriva ad un certo punto in cui si sente moltissimo la fugacità dell’esistenza, il senso del tempo, la nostra vita raccolta tutta in un attimo e di cui dobbiamo rendere conto.

Riprendo qui le parole che scrissi un giorno nell’incipit di una storia che è rimasta sempre chiusa nel cassetto: <<Veder cadere le foglie mi lacera dentro. È un verso di Hikmet. Le foglie che cadono segnano il tramonto di un’estate, la fine di un altro giorno. Per questo mi piace guardarle.>> Poi si raccoglieva tutto nel tentativo di alzarsi, mi veniva incontro e mi salutava con la mano prima di sedersi al tavolo, di fronte alla finestra. <<Ho sempre bisogno di un po’ di luce>> mormorava, <<non riesco più ad abituarmi al buio. Gliel’ho mai raccontato che una volta scrivevo poesie?>> e dopo una lunga pausa, con il tono della voce più basso, mormorava: <<una volta, fino a quando non ho scoperto che c’era sempre qualcuno che diceva le stesse cose, ma con parole migliori delle mie. Una volta… ma la poesia è privilegio di pochi fortunati. I comuni mortali possono solo ascoltarla e viverne le emozioni. Il poeta lacera la parola e si lascia da essa trafiggere, fino a gridare di terrore prima di essere vinto.>>

 5. Con quale poeta ti siederesti a osservare il cielo?

Mi piace questa domanda e sono tanti i poeti con i quali vorrei fermarmi, ma, trattandosi di una bella serata di fronte al cielo, mi piacerebbe esserci in compagnia di qualche gentile signora e, magari, parlare delle bellezze del creato o della potenza dell’amore. Allora eccole le mie gentili signore, ne cito solo alcune: Emily Dickinson, Cristina Campo, Fernanda Romagnoli, Margherita Guidacci o la giovane Antonia Pozzi, passate quasi inosservate in vita e così grandi dopo. 

 

 

 

Antonio Buccelli (Bux)

 

1.Quando hai cominciato a scrivere e cosa hai pubblicato fino ad ora?

Ho cominciato a scrivere qualcosa di significativo credo intorno ai dieci, undici anni.
Le prime pseudo poesie ho sentito il bisogno di scriverle, come spesso capita, per un amore non corrisposto.
Però la mia passione si è intensificata ed è divenuta una costante da sei o sette anni.
Anche se credo di non aver mai scritto una poesia degna di questo nome, più che altro credo mi stia esercitando e chissà, un giorno forse ne sarò in grado
A parte un paio di poesie pubblicate su alcune antologie, e a parte pubblicazioni su alcuni blog e siti letterari, non ho all’attivo nessuna pubblicazione cartacea.

2. Tu e la poesia: come definiresti il vostro rapporto?

Potrei definirlo come un rapporto tra un uomo e una donna. Ci si ama, ci si odia. Ci si lascia, ci si prende.
In passato ero molto poco consapevole di quanto fosse, quello della poesia, il mio unico linguaggio concepibile.
Penso sia un rapporto maniacale oggi come oggi. Sono alcuni anni che mi sono immerso a pieno nella poesia, prima le dedicavo molto meno tempo, ora invece occupa grande spazio nella mia vita. Vorrei leggere di più e scrivere di meno. La mia poesia è un continuo lavoro sottotraccia.
Credo sia una ottima terapia, fondamentale per il riciclo di un’anima inquieta.

3. Hai viaggiato e soggiornato in posti differenti, tra cui estero (Spagna) e Firenze, tornando di tanto in tanto nella tua città natale (Foggia).Questo tuo girovagare ha influenzato in qualche modo il tuo scrivere?

Più che altro credo che viaggiare comporti un’evoluzione umana e spirituale a prescindere da quello che poi si possa scrivere e dall’influenza che ne possa venir fuori, e credo che ogni individuo necessiti di confrontarsi con una realtà poco familiare a quella a cui è abituato da sempre. Quindi è chiaro che lo spirito si fermenta e si tempra molto di più mettendosi a confronto con i propri limiti e le proprie capacità.
Tuttavia non posso affermare che il mio scrivere sia stato influenzato da questi spostamenti. O se lo è stato, non ne ho ancora avvertito la consapevolezza.

4. Se potessi invitare una poetessa ad un appuntamento galante, chi sarebbe, e dove la porteresti?

Non sono omosessuale, ma inviterei potendo scegliere, più che una poetessa, un poeta.
Pessoa su tutti. Ha influenzato più di tutti le mie concezioni. Oppure Borges, o Bukowski. Con Pessoa andrei a Lisbona, che non ho ancora visitato, mentre con Borges potrei approfittare per andare in Argentina, un paese che mi appassiona più di qualunque altro posto. Invece con Bukowski mi farei una bella bevuta e parlerei di poesia, donne e miserie del mondo fino all’alba e oltre.
Però ti voglio rispondere seriamente: se potessi, passeggerei sul ponte vecchio a Firenze con Sylvia Plath e le chiederei di sposarmi.

5. La tua poesia è un continuo esperimento, tanto che, alle volte, sono i tuoi stessi titoli a segnalarlo. Ma quali sono i punti fermi del tuo scrivere?

Come ti dicevo io trovo che il mio scrivere sia un esercizio teso a sviluppare in me un’indole più pura e quanto più sincera nei confronti della mia realtà, una sorta di pratica “maieutica” dell’anima, tesa a scovare i punti d’ombra che si annidano dentro, con l’intento di tirarli fuori e comunicarli, dapprima a me stesso e subito dopo a chi legge.
Inizialmente ero piuttosto monotematico, adesso cerco di affrontare più sfaccettature di una stessa medaglia, o comunque differenti argomenti.
I punti di riferimento del mio scrivere sono sicuramente l’incomprensione, il disagio sociale, il rapporto uomo/ natura, la difficile sfera dell’amore. La poesia stessa è al centro del mio scrivere, vista come una vera e propria entità a sé.
Rimane, comunque, il nodo centrale di tutta la mia produzione, la complessa sfera dell’Io e della precaria condizione umana.
Principalmente la poesia rimane un mezzo di comunicazione, e fino a quando non riuscirò in questo intento, ossia comunicare qualcosa di originale e positivo sia a me stesso che al prossimo,non mi riterrò un poeta, né mi sentirò appagato dalla mia ricerca. Per ora qualcosa a me stesso l’ho comunicata, al prossimo un po’ meno. Ma come si dice: “Stiamo lavorando per voi” (scherzo!!!)

Ciao a tutti!!

Con tutta la poesia del mondo,

Antonio Bux

 

 

Francesca Coppola

 

1. Quando hai iniziato a scrivere e cosa hai pubblicato fino ad ora?

Penso di scrivere da sempre o almeno da quando ho memoria. Come tutti avevo un diario che scarabocchiavo di continuo e qualcuno l’ho anche conservato, pensa che il più vecchio risale addirittura alle elementari e riconosco già una certa fantasia, specie nei racconti. Ad ogni modo se s’intende scrivere qualcosa di decente, allora credo di avere iniziato da relativamente poco, più o meno quattro anni.

Cosa ho pubblicato?

Niente che mi soddisfi attualmente, ad ogni modo ho un libro edito 2007 con il sito Scrivere e compaio in alcune pubblicazioni dello stesso.

2. Tu e la tua poesia: come descriveresti il vostro rapporto?

Lo chiediamo a questa signora dal cappello largo e molto pittoresco? : )

Io non ho mai visto il suo vero volto, infatti per quanto mi riguarda non scrivo poesie, ma solo testi. E a questo punto posso cercare di spiegarti il rapporto che ho con la scrittura.

Il fatto è che purtroppo, per natura, ho un carattere molto spigoloso e riservato, per questo non ricordo di aver avuto mai molti amici; la penna penso sia stata mia grande compagna, mi ha spesso donato braccia accoglienti e confortanti. Proprio come i più grandi amici, non l’ho mai cercata, eppure nei momenti più difficili o in quelli in cui ti scoppia il cuore dalla felicità, lei mi è stata accanto.

3. Puoi prendere cappuccio e brioches con un poeta: chi scegli?

Senza dubbio Alda Merini!
fa niente se mi scelgo una poetessa? :)
perchè sai fra donne ci si intende meglio!

 4. Versinvena: cos'è? com'è nato? Di cosa si occupa?

Versinvena è una grande casa, la stessa che ho sempre ricercato nei vari siti che ho frequentato e che puntualmente mi hanno deluso. È un forum di scrittura, senza alcuna etichetta, ma che si prefigge la libertà di pensiero, la volontà di partecipazione e collaborazione, è finalizzato al confronto di qualsiasi tipo: stilistico e generazionale. Nasce dalla determinazione, è il caso di dirlo, di due persone -la sottoscritta e Roberta D’Aquino- che si sono conosciute grazie al web e hanno avvertito la stessa esigenza di creare uno spazio secondo i propri punti di vista. Vuole essere luogo di crescita e quindi, arricchimento comune, mai una vetrina fine a sé stessa. Di sicuro è un motorino di idee, l'ultima pensata riguarda la pubblicazione di un libro che raccoglie due testi per ogni autore che ha collaborato in modo attivo alle attività del forum e vedrà la pubblicazione speriamo a breve, magari come dono di Natale.

5. Ci sono, nella tua poesia, temi ricorrenti, linee guida, strade che non cambi poichè non sai e non vuoi abbandonarle?

Questa è una domanda complicatissima. Potrei dire semplicemente che non lo so.

Eppure vorrei cercare di dare una riposta, soprattutto a me stessa.

Per molto tempo, specie nella prima parte della mia produzione, il tema predominante è stato l'amore, indagato in tutte le sue sfaccettature, poi ha lasciato spazio a riflessioni a tutto campo, che hanno interessato piaghe sociali, stati d'animo, questioni spirituali.
Quindi, ritengo non vi sia un filo conduttore nelle tematiche, bensì nella modalità d'espressione che risente di un denominatore comune: il dolore. Difficilmente si troverà un testo dal canto felice, anche se talvolta i toni appariranno più miti. E questa non è una scelta volontaria, ma una condizione naturale.

 

Roberta D'Aquino

 

  1. Quando hai iniziato a scrivere e cosa hai pubblicato fino ad ora?

 

La mia prima pseudo poesia è venuta come esercitazione in classe, in prima superiore, credo. Era una strana e -ai più- incomprensibile metafora in rima baciata che paragonava l’onda del mare sulla battigia ad un gelato panna e caffè. Nessuno la capì e questo mi turbò profondamente. Poi ho continuato, tra parallelismi funambolici difficili da interpretare, e ora avrò un migliaio di testi s-persi in rete. Mi sembrava, ed è tutt’ora così, di riuscire a dar voce ad una interiorità che in condizioni normali non trovava modo di esprimersi.

Se per pubblicati intendi da sfogliare su carta, quella cosa lì che mi piace tanto, ho una autoproduzione di un’unica copia stampata e rilegata con le mie manine sante e poi regalata al mio amore. Una silloge di undici poesie intitolata “Fiato”.

 In pratica non ho mai pubblicato, e per diversi motivi, ma qualche mio testo è presente in varie raccolte antologiche di altri siti e di un paio di concorsi. Avere un libro col mio nome sopra e le mie parole dentro, è un desiderio che vorrei realizzare, ma solo a tempo debito.


2. Quali sono gli ingredienti fondamentali della tua poesia?


 

Prendi una buona quantità di vita spesa a chiedersi che ci facciamo qui, una bella manciata di mal di vivere, mescola con ricordi e speranze innaffiati da malinconica musicalità. Lascia evaporare e tieni in forno per un quarto di secolo. Poi servi con uno spruzzo di leggerezza e un pizzico di autoironia.


3. Poesia: come descriveresti il vostro rapporto?


 

Questa è una domanda seria e difficile. Credo che lei ed io, in qualche modo, ci compenetriamo e, come in ogni compenetrazione, c’è una certa dose di bellezza armonica esteriore ed una certa di dolore, teso al raggiungimento della perfezione nelle congiunzioni. Noi non siamo perfette l’una dentro l’altra e, quando lei viene ad alloggiarsi dentro di me, a volte lo fa con prepotenza, a volte una costola mi spinge nella carne e io cerco il modo di modellarmi sotto di lei, perché stia comoda e perché non mi faccia troppo male, altre volte sono io che voglio infilarmi nelle sue trame, che finiscono per spezzarsi. Ma ci sono anche dei momenti in cui scivoliamo nell’incastro con dolcezza e, quando avviene, che sia di forza o di tenerezza, vengo sempre trasportata in un non luogo indefinibile.


 

4. Se dovessi uscire a cena con un poeta, chi sceglieresti?


 

Bhe, a cena no. Gli inviti formali mi mettono soggezione. Preferirei una passeggiata al mare, ecco, magari un pic nic sulla spiaggia e probabilmente sceglierei Erri De Luca, perché sono sicura che mi parlerebbe con la stessa profonda semplicità e spontaneità con cui scrive e parla nei suoi libri e nelle sue poesie. Sarebbe come guardare stelle e acqua con gli occhi di un poeta. E’ un uomo che stimo molto per la sua vita, le sue idee e il suo bellissimo modo di esprimerle.


 

5. La tua poesia è posata, colta. C'è qualche autore che ti ha influenzato particolarmente nel tuo percorso poetico?


 

Mi fai un complimento troppo generoso. La mia poesia è colta dall’albero una settimana prima del raccolto ufficiale… Un autore che mi ha influenzato più di tutti è certamente Montale, il mio poeta preferito e quello che ho letto tanto tanto tanto e di cui tengo sempre un volumetto a portata di mano. Non so come sia possibile, ma è meraviglia ed emozione ad ogni lettura. Potrei ancora citarti Ungaretti, Pavese, Jimenez, Lorca, Pozzi, Rosselli, ma non so se ci siano dei parallelismi evidenti con mio modo di scrivere.

 

 

 

 

 

 

 

Michela Zanarella

 

1. Da quando scrivi e cosa hai pubblicato fino ad adesso?

 Ho iniziato a scrivere i primi versi , dopo un grave incidente stradale che mi ha completamente stravolto la vita. Ho provato a partecipare ad alcuni concorsi letterari quasi per gioco e da lì è iniziato il mio percorso nel mondo della scrittura.Le prime poesie sono nate nel 2004 per ricominciare a sorridere alla vita, per assaporare ogni istante dell'esistenza.

Ho pubblicato tre raccolte di poesia ed una raccolta di racconti,"Credo" ed. MeEdusa nel 2006, "Risvegli" ed. Nuovi Poeti nel 2008, "Vita, infinito, paradisi" nel 2009, "Convivendo con le nuvole" ed. GDS.

 

2. Come noi, credi molto nella poesia come virus. Con quali mezzi concreti tenti di infettare il prossimo?

 Vedo la poesia come un "virus" indispensabile alla creatività, chiunque dovrebbe avere il piacere di farsi contagiare. Credo molto nella poesia come "forza" per l'anima e cerco di "infettare" il prossimo proponendo la poesia nel web, nelle radio, nelle biblioteche e nelle  librerie. Cerco di diffondere la mia voce di poeta attraverso reading ed incontri nel territorio nazionale, seguo anche alcune associazioni culturali che organizzano eventi e concorsi letterari.

 

3. Difficile conciliare famiglia, lavoro, mondo con la poesia?

 Non è facile conciliare  famiglia, lavoro, mondo con la poesia, però

in ogni situazione che mi si presenta, sia nella vita privata, sia nell'ambito lavorativo, la poesia è con me, diventa una compagna di viaggio per l'esistenza, una stabilità a cui ancorarmi sempre.

 

 

4. Sei rinchiusa in un castello. Che poeta vorresti venisse a salvarti?

 Una domanda molto originale, complimenti.

Vorrei che venisse a salvarmi il grande Umberto Saba, mi piacerebbe essere Paolina a cui lui ha dedicato una bellissima poesia:

 

"Paolina, dolce

Paolina,

raggio di sole entrato nella mia

vita improvviso;

chi sei, che appena ti conosco e tremo

se mi sei presso?"

 

5. La tua poesia: come la descrivi?

 La mia poesia è un dono, un privilegio che mi è stato affidato dal destino, una missione da svolgere con amore e passione, una sorta di  risveglio quotidiano dei sensi; è quella libertà che rimodella anima e corpo negli elementi della natura. Scrivere in versi diventa necessità, un reinventarsi continuamente giorno per giorno.

 

 

Daniela Cattani Rusich

 

1. Da quanto tempo scrivi e cosa hai scritto fino ad ora? 

 

 Scrivo da quando avevo otto anni, ma ho cominciato a pubblicare molto tardi: fiabe, articoli, racconti e poesie. I miei libri sono “Rendimi l’anima” - Edigiò, la mia prima silloge poetica che nel 2008 è arrivata terza al concorso nazionale “Poetando” e finalista al concorso della Montedit; “Malta Femmina” - Zona editrice, un romanzo corale a più mani, con il quale sono stata anche alla Fiera di Torino; “Segreta” – Onirica Edizioni, la mia ultima fatica, che prende il titolo da una poesia arrivata prima al concorso “Un monte di poesia” 2009. Inoltre, sto ultimando il mio primo romanzo breve.

2. La tua ricetta per una poesia con fiocchi e controfiocchi?

 

 L’intuizione, la musicalità, il contatto profondo con l’inconscio, la capacità d’immedesimazione. Una poesia per me dev’essere forma e contenuto, significato e significante, suono e vibrazione. La tecnica serve, ma va dimenticata nel momento della creazione.

3. La poesia non sta vivendo il suo periodo migliore. Credi che le cose possano cambiare?

 

 Io credo sempre che le cose possano cambiare. La mia vita piena di alti e bassi ne è la dimostrazione. Ci vogliono tenacia, passione e tanto lavoro.

4. Se potessi andare al mare con un poeta, chi sceglieresti?

 

 Questa è la più difficile! I poeti che amo sono molti. Per andare al mare forse Neruda, perché non è stato solo lo scrittore di poesie d’amore che conoscono in tanti. E’ stato un grandissimo uomo che ha combattutto per la libertà del proprio paese, scontando con l’esilio, ha avuto una vita davvero avventurosa. E aveva un animo sensibile e sensitivo. Avrei un sacco di cose da chiedergli.

5. Domanda difficile: cos'è, per te, la poesia?

La poesia per me è vita, la vita è poesia. Sono due sorelle siamesi che si alimentano a vicenda: l’una non potrebbe esistere senza l’altra. Non per me.

 Elvio Cipollone

 

1. Quando hai cominciato a scrivere e cosa hai scritto fino ad ora?

Era il lontano inverno 96/7, era l’era di it.arti.scrivere detto volgarmente ias quando ho cominciato a scrivere il primo romanzo: che bello che era! L’atto dico dello scrivere! Si chiamava: Una sera d’inverno.
Dopo un altro romanzo Crac.
Poi, in pieno millennio nuovo, rimosso le resistenze di ordine morale e ideologico, mi sono concesso alla grande ingenuità di scrivere poesie. Così oggi, insieme al terzo romanzo (La stanza dei segni) è in vendita online il mio primo libro di poesie intitolato Rivoli nel quale riposano le raccolte Rivoli appunto e Amori.


2. C'è un momento della giornata, o un luogo, in cui ti senti più produttivo?

Oh, il momento o l’ora no! Può essere al mattino ancora sgombro d’impegni, o al pomeriggio nel torpore del dopo pranzo o infine alla sera nel silenzio della coscienza. Non c’è un momento temporale quindi o un orario d’elezione, soprattutto per la poesia. La poesia è una magia; il nucleo emotivo che l’origina sosta dentro di me a lungo ed è difficile a volte tenerlo o emotivamente struggente o anche bello finché a un certo punto la combinazione giusta di suoni e significati si condensa: ecco come.

 

3. Con quale poeta ti andrebbe di fare una bella chiacchierata?

Caproni, Pasolini, Amelia Rosselli … ah vivo dici? Ma con te allora! E poi M. G. Calandrone, E. Campi e tanti; sono molto “curioso” in senso positivo e poi mi piace lo scambio di idee emozioni e cose così.

4. E' difficile integrare col tuo lavoro (che è...?) la poesia?

Il mio lavoro è fare ricerca nel campo della protezione ambientale, in particolare monitorare lo stato di salute del nostro pianeta. No, non è difficile. Anche perché tendo a dare spazi autonomi alle diverse sfere d’interesse anche se a volte la sfera lavorativa “ruba” un po’ troppo tempo, questo sì.

 

5. Se dovessi descrivere la tua produzione?

Romanzesca e poetica. Non saprei dire di più, è compito del lettore questo. Posso giusto dire che nel raccontare prediligo la dimensione esiliante del narrare, cioè voglio dire che anche partendo dalla veridicità il racconto deve portare in un altro mondo. Nel fare poesia invece cerco la dimensione lirica, cioè penso che la poesia si compia quando fonde emozione, significato, forma, suono e ritmo.
Hai detto niente!


 

 

FaraEditore

risponde Guido Passini, organizzatore del concorso

1. Come nasce l'idea del concorso "Senza Fiato, e che senso ha per te?

Il concorso Senza Fiato 2 - In ricordo di te, nasce dalla volontà del sottoscritto di divulgare la conoscenza di una malattia genetica che è la più diffusa ad oggi, ma che ancora in pochissimi conoscono, spesso anche in ambito medico: la fibrosi cistica. Due anni fa ho curato e pubblicato Senza Fiato, dove ho raccolto testi, dipinti e disegni di circa 50 autori italiani e stranieri, raggiungendo un risultato insperato anche dal punto di vista delle vendite. Questo libro mi ha dato la possibilità di donare grazie a FaraEditore il 40% del prezzo di copertina alle associazioni o delegazioni per la lotta contro la fibrosi cistica che lo acquistavano.
Quest'anno mi sono riproposto di tentare nuovamente la strada fortunata del primo Senza Fiato.
Sembra strano a dirsi ma Senza Fiato per me non è un semplice libro, ma da malato di fibrosi cistica, lo vivo come una speranza, avere e dare al prossimo la possibilità di ascoltarsi dentro, di sorridere alla vita nonostante tutto. Le persone affette da questa malattia oltre ad avere bisogno di cure mediche, a volte hanno bisogno di sentire, di sapere che qualcuno li ascolta, che qualcuno capisce come si sentono, che il mondo non è indifferente a loro. Per la prima parte purtroppo non ho le competenze per dare una mano, ma ci sono organi importanti che da anni lo fanno, quindi mi piace pensare di poter riuscire nella seconda parte dei bisogni di un paziente. Forse illusione, ma nemmeno tanto...

2. Come si può partecipare?

Partecipare al concorso è semplicissimo. Per trasparenza nei confronti di chi partecipa al concorso ho scelto di applicare una tassa di lettura a chi invia i propri testi o immagini, o disegni, o pensiero, che deve essere direttamente devoluta alla LIFC - Lega Italiana Fibrosi Cistica Onlus oppure alla FFC - Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica. Entrambe hanno la possibilità di effettuare donazioni online, basta specificare concorso Senza Fiato 2 - In ricordo di te. Dopodiché basta spedire il materiale all'indirizzo email: senzafiato2_2010@libero.it e aspettare ..... Per partecipare c'è tempo fino al 30 di ottobre compreso.

3. Quale tipo di premio è previsto?

L'unico premio è quello di vedersi pubblicato il proprio testo o la propria opera d'arte sul libro. Verrà fornito via mail una pergamena stampabile per il contributo fornito al libro, sia che si venga scelti oppure no.

4. Con che criteri verranno scelti gli elaborati?

I testi degli elaborati verranno scelti in base alla qualità del testo. Il tema deve essere comunque la fibrosi cistica, o il come la si vede da esterni, o da malati, o una semplice sensazione, o un semplice pensiero per un malato di fibrosi cistica. Mi piacerebbe diventasse un libro che porta speranza al prossimo quindi anche questo andrà a cadere sulle valutazioni. Un criterio importante è quello della donazione ad una delle organizzazioni sopracitate, pena l'esclusione. Questo per rispetto a chi si èadoperato nel farlo.

5. "In ricordo di te". Perchè questo tema?

In ricordo di te ... un tema purtroppo vivo nel cuore mio e di tante altre persone. Ho scelto questo titolo perchè questo libro sarà dedicato a tutti gli amici che la fibrosi cistica si è portato via in questi ultimi mesi. Ogni volta è un pugno allo stomaco, ogni volta inatteso. Per questo vorrei che venissero ricordati su carta, perchè le cose scritte non se ne andranno mai...

GUARDA IL BANDO

 

 

 

 

Midgard Editrice

risponde Fabrizio Bandini, direttore editoriale

1. La Midgard , tra le altre attività, è promotrice del “Premio Midgard Poesia”, che prevede come premio per il vincitore la pubblicazione della propria opera all’interno delle vostre collane. Ci vuol parlare di questa iniziativa?

Salve, il Premio Midgard Poesia è nato nel 2006, assieme ai suoi cugini (Premio Midgard Narrativa e Premio Midgard Historia), per dare maggior spazio alla poesia nelle nostre collane e per dare una possibilità in più ai poeti di essere pubblicati. Anche io sono un poeta e amo la poesia moltissimo. La ritengo una delle forme artistiche più alte in assoluto. Quindi, anche se commercialmente la poesia fatica molto, con il Premio la Midgard ha voluto lanciare un segnale molto preciso.

2. Quali sono i criteri su cui vi basate per la selezione delle sillogi poetiche da pubblicare e quali sono, in generale, i limiti che riscontrate nei manoscritti?

I criteri sono quelli usuali, si valutano le sillogi sia per lo stile che per il contenuto. Se entrambi sono buoni avanziamo una proposta editoriale per la nostra Collana Poesia. Parecchi manoscritti che ci arrivano sono di buon livello e questo ci fa molto piacere, vuol dire che la poesia in Italia è viva e vegeta. Altri, invece, mancano di stile o sono di contenuto pessimo e allora, purtroppo, siamo costretti a scartarli.

3. Quali strumenti utilizzate per pubblicizzare le opere, soprattutto di poesia, che pubblicate?

Gli strumenti sono gli stessi che utilizziamo per le opere di saggistica e di narrativa: la nostra mailing list, il nostro sito, il nostro profilo facebook, le presentazioni con gli autori, la partecipazione a fiere e i contatti che abbiamo con giornali e riviste.

4. Cosa pensate di fenomeni come il print-on-demand e, viste le ampie possibilità promozionali che le nuove tecnologie garantiscono, qual è il valore aggiunto che può garantire la pubblicazione con un editore?

Il vantaggio di pubblicare con un editore, che ti segue e sa fare il proprio lavoro, è sicuramente la maggior visibilità che si ottiene, piuttosto che pubblicare il libro in proprio e doversi sobbarcare tutto il lavoro da soli, una cosa difficilissima.

5. Credete che il proliferare di siti, blog, social network abbia provocato una democratizzazione o un impoverimento del concetto di poesia?

Sono ottimista in tal senso. Per me la cosa ha portato ad una maggior diffusione della poesia. La cosa è ottima. Fra le tante poesie che si leggono online ci sono anche brutture e scarsa qualità, è vero, ma ogni tanto se ne trovano alcune che sono delle vere perle. Quindi ben vengano i siti e i blog poetici.

Grazie!

Grazie a voi per averci dato questo spazio e un saluto a tutti i poeti e le poetesse italiane.

 

 

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